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May 31, 2026
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FAQ

Naram-Sin Re di Akkad (jan 25, 2254 BC – mar 25, 2218 BC)

Description:

Naram-Sin (regno ca. 2254-2218 a.C.). Fu il quarto e più potente re dell'Impero accadico, nipote di Sargon il Grande. Portò l'impero alla massima estensione, dal Golfo Persico al Mediterraneo. Fu il primo sovrano mesopotamico a definirsi "dio di Akkad", indossando il copricapo cornuto (simbolo divino) e "Re delle quattro regioni" del mondo (o dei quattro angoli), indicando il suo dominio sull'intero mondo conosciuto.
Noto per la sua vittoria sui Lullubi, fu una figura leggendaria spesso associata a narrazioni di natura controversa, inclusa la "Maledizione di Agade". La Stele della Vittoria, conservata al Museo del Louvre, raffigura Naram-Sin nell'atto di calpestare i nemici Lullubi in montagna, sottolineando la sua superiorità militare e divina. Nonostante il suo successo, tradizioni successive (come la Maledizione di Akkad) lo descrivono negativamente, accusandolo di empietà per aver distrutto il tempio di Enlil a Nippur.
Kish viene in effetti ripopolata e la sua partecipazione a una confederazione anti accadica durante il regno di Naram-Sin, viene presentata come un atto di tradimento. L’episodio più significativo passato alla storia come “la grande rivolta”, si verifica nella seconda metà del regno di Naram-Sin, figlio di Manishtusu. Si tratta di una coalizione estesa di città, che include tutti i principali centri della Babilonia, compattatisi in due gruppi sotto la guida di Kish e Uruk rispettivamente, per sbarazzarsi della dominazione accadica. In una celebre iscrizione, Naram-Sin descrive così la sua prodigiosa vittoria: “Naram-Sin, il potente, re di Akkad, quando le quattro parti del mondo si ribellarono conto di lui, egli, per l’amore che Ishtar gli portava, fu vittorioso in nove battaglie in un solo anno e prese prigionieri i re che avevano mosso contro di lui”. In conseguenza di ciò, gli abitanti di Akkad lo proclamarono dio, dopo aver chiesto il responso favorevole alle principali divinità del pantheon sumero-accadico, costruendo un tempio per lui in Akkad. Ulteriori spedizioni nel nord consolidano il dominio accadico fino a Ebla, che secondo quanto affermano le iscrizioni, viene distrutta, mentre il palazzo di Naram-Sin a Nagar (Tell Brak) testimonia dell’occupazione militare della regione. Dove non arrivano le armi il sovrano si affida a una politica di alleanze matrimoniali, concedendo sua figlia Taram-Agade in sposa al re di Urkesh (Tell Mozan), capitale del regno khurrita, che si estende lungo e oltre le pendici del Tauro. Abbiamo anche notizia di un matrimonio di una principessa del regno di Mar Khashi, nell’altopiano iranico, con Shar-kali-sharri (2217-2193 a.c.), suo figlio, e di un trattato internazionale, purtroppo frammentario, con un ignoto re elamita, in cui questi promette di intervenire contro i nemici comuni. L’impero giunge così all’apice della sua espansione, estendendosi definitivamente “dal mare inferiore (il Golfo Persico) a quello superiore (il Mediterraneo)”. La zona non sarà tuttavia mai del tutto pacificata.
Con Naram-Sin che conia per sé il titolo di “re delle 4 regioni (del mondo), avviene la frattura ideologica con il passato e a seguito della sua vittoria nella “grande rivolta” premette al suo nome il determinativo riservato ai nomi divini, fatto mai prima accaduto in Mesopotamia. A livello iconografico, si fa rappresentare nella famosa stele che da lui prende il nome (oggi al Louvre) in dimensioni colossali e con il copricapo cornuto tipico delle divinità, che per contro sono relegate alla dimensione di simboli astrali spersonalizzati. Essa rappresenta un cambiamento iconografico e ideologico: sulla stele della vittoria originariamente posta sul tempio di Shamash a Sippar, Naram-Sin campeggia da solo, nella parte alta e centrale della stele, nell’atto di calpestare due nemici trafitti. Qui non è la divinità a reggere la rete dei nemici catturati, come sulla Stele degli avvoltoi, né è il sovrano a portare la rete in omaggio alle divinità, come sulla stele di Sargon; è Narma-Sin stesso, raffigurato con la tiara a corna sul capo, il protagonista assoluto dell’evento, seguito nella parte inferiore della stele da alcuni suoi soldati che scalano la montagna. Con il suo sapiente gioco di piani inclinati, non sembra alludere a virtù individuali, ma piuttosto esprimere la natura di un programma politico. C’è una sintonia, del resto, tra questo modo di intendere la realtà e quanto ci è trasmesso dalle fonti letterarie. La divinizzazione in vita del sovrano sarà una pratica che verrà ereditata dal figlio, Shar-kali-Sharri, ma solo nella prima fase del suo regno e in seguito dai sovrani della III Dinastia di Ur e da alcuni re di inizio II millennio. Questa opera sarà trasferita a Susa in Iran, come trofeo di guerra assieme ad altri monumenti di sovrani mesopotamici, dal sovrano elamita Shutruk-Nahkunte I (re dal 1185 al 1155 a.c. ca.) quando invade la Mesopotamia meridionale. L’idea di dominio universale si riflette in una visione imbutiforme del mondo, dove tutti i traffici commerciali da paesi lontani, sono diretti ad Akkad, senza alcuna contropartita.
A livello burocratico, particolarmente significativa risulta la riforma dei pesi e delle misure introdotta da Naram-Sin. Si tratta di una razionalizzazione dei diversi sistemi in uso nelle varie regioni dell’impero, non sempre facilmente convertibili tra loro. Con essa, la burocrazia centrale dispone degli strumenti fondamentali per un computo corretto dei beni in entrata e in uscita dalle casse dello stato, L’effetto della centralizzazione statale si riflette anche nella redazione delle tavolette che dalla seconda metà del periodo sargonico mostrano una grande omogeneità ed eleganza, fenomeni senz’altro dovuti all’opera degli scribi reali inviati dalla capitale in tutti i principali centri mesopotamici. Notevole l’uso dei sigilli anche durante il regno di Naram-Sin che assumo rilevanze particolari legate al personaggio.
In letteratura La maledizione di Akkad, stabilisce come ragione del crollo della potenza di questo popolo, gli empi lavori di restauro compiuti da Naram-Sin nell’Ekur di Nippur, eseguiti senza l’approvazione del dio. Da Le civiltà del Vicino Oriente a cura di U. Eco

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jan 25, 2254 BC
mar 25, 2218 BC
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