La strage di Ciaculli avvenne il 30 giugno 1963 a Palermo e segnò un momento cruciale nella storia della mafia in Italia. Quel giorno, una Giulietta Alfa Romeo imbottita di tritolo fu lasciata nei pressi della casa del boss Salvatore Greco “Ciaschiteddu”, nel quartiere Ciaculli. La polizia, avvisata da una telefonata anonima, intervenne per disinnescare l’auto. Mentre gli artificieri erano al lavoro, l’ordigno esplose, uccidendo sette uomini tra carabinieri, poliziotti e militari. L’attentato era destinato a colpire Greco, protagonista della Prima guerra di mafia, ma colpì invece lo Stato, provocando una reazione senza precedenti. Per la prima volta dal dopoguerra, lo Stato italiano prese coscienza della pericolosità di Cosa Nostra come organizzazione militare e strategica. Scattarono arresti di massa, confini di polizia e fu istituita la prima Commissione parlamentare antimafia. La strage di Ciaculli non solo pose fine alla Prima guerra di mafia, ma segnò l’inizio della lunga battaglia dello Stato contro la criminalità organizzata.