jan 1, 1528 - IL CORTEGIANO
B. Castiglioni
Description:
IL VALORE DELLA MUSICA
"Allor il Conte, Aspettate un poco, disse, che molte altre ancor ve ne hanno da essere. Rispose Pietro da Napoli : A questo modo il Grasso de' Medici averà gran vantaggio da M. Pietro Bembo. Rise quivi ognuno , e ricominciando il Conte, Signori , disse, avete a sapere eh' io non mi contento del Cortegiano, s'egli non è ancor musico; e se , oltre allo intendere ed esser sicuro a libro, non sa di vari instrumenti; perchè, se ben pensiamo , niuno riposo di fatiche e medicina d'animi infermi ritrovar si può più onesta e laudevole nell'ozio che questa; e massimamente nelle corti , dove , oltre al refrigerio de' fastidi che ad ognuno la musica presta , molte cose si fanno per satisfar alle donne , gli animi delle quali , teneri e molli, facilmente sono dall'armonia penetrati e di dolcezza ripieni. Però non è maraviglia se nei tempi antichi e ne' presenti sempre esse state sono a' musici inclinate , ed hanno avuto questo per gratissimo cibo d'animo. Allor il signor Gasparo , La musica , penso , disse , che insieme con molte altre vanità sia alle donne conveniente sì , e forse ancor ad alcuni che hanno similitudine d'uomini, ma non a quelli che veramente sono , i quali non deono con delizie effemminare gli animi e indurgli in tal modo a temer la morte. Non dite, rispose il Conte; perch'io v'entrerò in un gran pelago di laude della musica, e ricorderò quanto sempre appresso gli antichi sia stata celebrata e tenuta per cosa sacra , e sia stato opinione di sapientissimi filosofi, il mondo esser composto di musica , e i cieii nel moversi far armonia, e l'anima nostra, pur con la medesima ragione, esser formata, e però destarsi, e quasi vivificar le sue virtù per la musica. Per il che si scrive , Alessandro alcuna volta esser stato da quella così ardentemente incitato , che quasi contra sua voglia gli bisognava levarsi dai convivi , e correre all'arme , poi, mutando il musico la sorte del suono, mitigarsi e tornar dall' arme ai convivi, E dirovvi, il severo Socrate, già vecchissimo , aver imparato a sonare la citara. E ricordomi aver già inteso che Platone ed Aristotele vogliono che l'uom bene instituito sia ancor musico; e con infinite ragioni mostrano , la forza delia musica in noi essere grandissima; e per molte cause , che or saria lungo a dire , doversi necessariamente imparar da puerizia , non tanto per quella superficial melodia che si sente , ma per esser sufficiente ad indur in noi un nuovo abito buono ed un costume tendente alla virtù , il qual fa l'animo più capace di felicità , secondo che lo esercizio corporale fa il corpo più gagliardo; e non solamente non nuocere alle cose civili e della guerra , ma loro giovar sommamente. Licurgo ancora nelle severe sue leggi la musica approvò. E leggesi , i Lacedemoni bellicosissimi, ed i Cretensi aver usato nelle battaglie , citare ed altri instrumenti molli; e molti eccellentissimi capitani antichi, come Epaminonda, aver dato opera alla musica , e quelli che non ne sapeano, come Temistocle, esser stati molto meno apprezzati. Non avete voi letto , che delle prime discipline che insegnò il buon vecchio Chirone nella tenera età ad Achille, il qual egli nutrì dallo latte e dalla culla , fu la musica? e volse il savio maestro che le mani che aveano a sparger tanto sangue troiano, fossero spesso occupate nel suono della citara ? Qual soldato adunque sarà che si vergogni d'imitar Achille , lasciando molti altri famosi capitani, ch'io potrei addurre? Però non vogliate voi privar il nostro Cortegiano della musica , la qual non solamente gli animi umani indolcisce, ma spesso le fiere fa diventar mansuete : e chi non la gusta, si può tener per certo che abbia gli spiriti discordanti l'un dall'altro . Eccovi quanto essa può; che già trasse un pesce a lasciarsi cavalcar da un uomo per mezzo il procelloso mare. Questa vegliamo operarsi ne' sacri tempj in rendere laude e grazie a Dio; e credibii cosa è che ella grata a lui sia , ed egli a noi data l'abbia per dolcissimo alleviamento delle fatiche e fasti li nostri. Onde spesso i duri lavoratori de' campi sotto l'ardente sole ingannano la lor noia col rozzo ed agreste cantare. Con questo la inculta contadinella, che innanzi al giorno a filare o a tessere si lieva , dal sonno si difende e la sua fatica fa piacevole; questo è giocondissimo trastullo dopo le piogge, i venti e le tempeste ai miseri marinari; con questo consolansi i stanchi peregrini dei noiosi e lunghi viaggi , e spesso gli afflitti prigionieri delle catene e ceppi. Così per maggior argomento che d'ogni fatica e molestia umana la modulazione, benché inculta, sia grandissimo refrigerio , par che la natura alle nutrici insegnata l'abbia per rimedio precipuo del pianto continuo de' teneri fanciulli ; i quali al suon di tal voce s' inducono a riposato e placido sonno , scordandosi le lacrime , così proprie , ed a noi per presagio del rimanente della nostra vita in quella età da natura date.
Or quivi, tacendo un poco il Conte, disse il Magnifico Giuliano : Io non son già di parer conforme al signor Gasparo , anzi estimo , per le ragioni che voi dite , e per molte altre , esser la musica non solamente ornamento , ma necessaria al Cortegiano. Vorrei ben che dichiaraste in qual modo questa , e l'altre qualità che voi gli assegnate , siano ad esser operate ? ed a che tempo e con che maniera , perchè molte cose che da sé meritano laude ? spesso con l'operarle fuor di tempo diventano inettissime ,e, per contrario, alcune che paion di poco momento , usandole bene, sono pregiate assai."
LA SPREZZATURA
“Ma avendo io già piú volte pensato meco onde nasca questa grazia, lasciando quelli che dalle stelle l’hanno [8], trovo una regula universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano piú che alcuna altra, e ciò è fuggir quanto piú si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione [parlare artificioso]; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura [9], che nasconda l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi. Da questo credo io che derivi assai la grazia; perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch’ella si sia. Però si po dir quella esser vera arte che non pare esser arte; né piú in altro si ha da poner studio, che nel nasconderla: perché se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l’omo poco estimato. E ricordomi io già aver letto esser stati alcuni antichi oratori eccellentissimi, i quali tra le altre loro industrie sforzavansi di far credere ad ognuno sé non aver notizia alcuna di lettere [10]; e dissimulando il sapere mostravan le loro orazioni esser fatte simplicissimamente, e piú tosto secondo che loro porgea la natura e la verità, che ’l studio e l’arte; la qual se fosse stata conosciuta, aría [11] dato dubbio negli animi del populo di non dover esser da quella ingannati. Vedete adunque come il mostrar l’arte ed un cosí intento studio levi la grazia d’ogni cosa.”
"Che, come si dice che in Puglia circa gli atarantati s'adoprano molti instrumenti di musica, e con vari suoni si va investigando, fin che quello umore che fa la infirmità, per una certa convenienza ch'egli ha con alcuno di quei suoni, sentendolo subito si muove, e tanto agita lo infermo, che per quella agitazion si riduce a sanità; cosi noi, quando abbiamo sentito qualche nascosa virtù di pazzia , tanto sottilmente e con tante varie persuasioni l'abbiamo stimulata, e con sì diversi modi, che pur al fine inteso abbiamo dove tendeva; poi, conosciuto lo umore, così ben l'abbiamo agitato, che sempre s'è ridutto a perfezion di pubblica pazzia: e chi
è riuscito pazzo in versi, chi in musica chi in amore, chi in danzare, chi in far moresche, chi in cavalcare, chi in giuocar di spada, ciascun secondo la minerà del suo metallo; onde poi, come sapete, si sono avuti meravigliosi piaceri."
"Il medesimo accade in ogni esercizio, anzi in ogni cosa che al mondo fare o dir si possa.
Allora il signor Magnifico, Questo ancor,
disse, si verifica nella musica, nella quale è
vizio grandissimo, far due consonanze perfette l'una dopo l'altra; tal che il medesimo sentimento dell'audito nostro l'abborrisce, e spesso ama una seconda o settima, che in sé è dissonanza aspera ed intollerabile e ciò procede, che quel continuare nelle perfette genera sazietà, e dimostra una troppo affettata armonia; il che, mescolandole imperfette, si fugge, col far quasi un paragone, donde più le orecchie nostre stanno suspese, e più avidamente attendono, e gustano le perfette, e dilettatisi talor di quella dissonanza della seconda o settima, come di cosa sprezzata.
Added to timeline:
Date:
Images:
![]()