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May 31, 2026
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FAQ

oct 17, 1961 - Strage "preventiva" di algerini (GId'A)

Description:

Il 17 ottobre 1961 a Parigi, nell’indifferenza quasi generale, si consumò la più grave repressione poliziesca e razzista di una manifestazione nella storia dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale. La polizia aggredì sistematicamente e preventivamente un corteo disarmato e pacifico di algerini, con un bilancio impressionante: centinaia i morti e i dispersi, migliaia i feriti, undicimila i fermi.
Per capire l’evento e il silenzio che l’ha avviluppato nei decenni successivi occorre allargare la focale al contesto: l’esplosione del 17 ottobre non è infatti il risultato di circostanze eccezionali e fortuite ma il culmine parossistico di una violenza di stato organizzata nei mesi e negli anni precedenti, nel quadro dell’aspra guerra che i francesi conducono dal 1954 contro gli indipendentisti algerini del FLN, il Fronte di liberazione nazionale. Per rispondere all’offensiva Papon-Debré-Frey, e contestare un coprifuoco razzista perché valido solo per i «francesi musulmani d’Algeria», il FLN organizza una grande manifestazione. Si tratta anche di dare una dimostrazione di forza mentre sono in corso i negoziati che porteranno alla fine della guerra e all’indipendenza dell’Algeria.

Il 17 ottobre è martedì e a Parigi piove. Verso le 19, gli algerini cominciano a dirigersi, a piedi o in metro o in bus o con qualsiasi altro mezzo, verso i punti di concentramento stabiliti. Sono disarmati. Il FLN ha impartito regole rigidissime: niente armi, anche i temperini da tasca devono restare a casa. Il servizio d’ordine perquisisce i gruppi che partono dalle bidonville.
I manifestanti sono per lo più operai. Si sono vestiti bene, con l’abito da festa. Vanno in famiglia, con i figli e le donne che fanno risuonare i loro youyou. Sono probabilmente impauriti (andare alla manifestazione è comunque obbligatorio), ma anche in qualche modo orgogliosi della sfida che portano al cuore di Parigi, uscendo allo scoperto con dignità contro un potere che fa di tutto per disumanizzarli, per umiliarli.
Gli algerini sono 20-30.000, forse di più. Molti non raggiungeranno mai i punti di concentramento. La polizia, che pure sa che il FLN ha organizzato una dimostrazione pacifica, li attacca preventivamente e con inaudita violenza: i manifestanti sono soprattutto colpiti con i bidules, i bastoni di legno lunghi un metro in dotazione alla polizia, ma gli agenti non esitano a sparare a più riprese sulla folla. Ci sono scene di caccia all’uomo di rara ferocia e molti algerini sono gettati giù dai ponti nella Senna (quasi nessuno sa nuotare). I pestaggi e le violenze continuano anche nei commissariati e nei bus che portano gli algerini verso gli stadi della città adibiti a centri di detenzione. Da Fondazione Feltrinelli

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Date:

oct 17, 1961
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